Come Pulire i Filtri Aria del Tuo Condizionatore
30 Marzo 2015

Procedure per la riduzione dei contagi da COVID-19

Come limitare la propagazione del Coronavirus in ambienti chiusi in 5 punti.

Con l’arrivo della primavera e delle prime giornate calde molti si chiedono se l’utilizzo dell’aria condizionata favorirà o meno i contagi da Coronavirus. Una cosa è certa: il modo migliore per limitare il più possibile eventuali rischi di infezione da COVID-19 è quello di ventilare ogni giorno e il più frequentemente possibile gli ambienti interni con aria esterna. Da questo punto di vista è ovvio che – grazie alla presenza dei filtri – gli impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC), così come quelli di climatizzazione (a uso residenziale, commerciale o industriale) possano risultare particolarmente efficaci nel riciclo rispetto alla semplice apertura delle finestre.

Che tu sia un privato, un professionista del settore o un’azienda, è di fondamentale importanza quantomeno valutare l’utilizzo del seguente protocollo di sicurezza, che si prefigge di massimizzare l’introduzione di aria esterna negli ambienti attraverso l’adozione di una serie di accorgimenti e interventi tecnici suddivisi per livello di complessità. I cinque consigli che seguono sono in particolar modo indicati per ridurre il rischio e incrementare sicurezza e benessere all’interno di luoghi di lavoro, negozi, ristoranti o altri locali aperti al pubblico.


1. AUMENTO DELLA PORTATA D’ARIA
(si richiedono modifiche all’impianto da parte di tecnici installatori)
L’aumento della portata d’aria può essere effettuata aumentando il numero di giri del ventilatore e in particolare aumentando la frequenza di alimentazione nei ventilatori dotati di Inverter o modificando il diametro delle pulegge nei ventilatori dotati di cinghia e pulegge.

2. FORZATURA DELLE SERRANDE IN SOLA ARIA ESTERNA
(si richiede l’intervento di tecnici manutentori)
Ai soli fini dell’aumento della portata d’aria esterna è consigliabile chiudere la serranda del ricircolo e contemporaneamente aprire le serrande dell’aria immessa e dell’aria espulsa.

3. DISATTIVAZIONE O BY-PASS DEL RECUPERATORE DI CALORE
(si richiede l’intervento di tecnici manutentori)
I recuperatori di calore vanno sempre arrestati per evitare una possibile contaminazione dell’aria immessa. Al riavvio la ruota deve essere preventivamente sanificata e per lo stesso motivo va by-passata ogni altra tipologia di recuperatore entalpico.

4. MANTENIMENTO DEL SET POINT DELL’UMIDITÀ RELATIVA SUPERIORE AL 40%
(si richiedono azioni sul sistema di controllo senza l’ausilio di tecnici qualificati)
Un’umidità relativa più elevata aiuta a contrastare il virus in quanto le gocce contenenti il virus aumentano la loro dimensione nell’aria umida, come riportato da un recente studio dell’Università della California di Davis. Nel funzionamento invernale, per non ridurre la funzione di barriera ai virus delle mucose, si deve umidificare l’aria per avere almeno il 40% di umidità relativa (se l’impianto non è dotato di sistema di umidificazione sarebbe opportuno acquistare un umidificatore a vapore). In estate, invece, questo problema non si pone.

5. FUNZIONAMENTO IN CONTINUO DELL’IMMISSIONE DELL’ARIA ESTERNA
(si richiedono azioni sul sistema di controllo senza l’ausilio di tecnici qualificati)
Anche se non vi sia alcuna prova che l’immissione di aria esterna anche nelle ore di non occupazione contribuisca a ridurre il rischio di contrarre il virus, il principio di precauzione invita a farlo. Un funzionamento in continuo su base giornaliera garantisce ambienti interni salubri al momento della riapertura dei locali.

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Ti ricordiamo che il virus non è in grado di viaggiare nell’aria esterna autonomamente, ma la sua diffusione è soggetta a trasporto tramite gocce – emesse da persone infette che starnutiscono o tossiscono senza le dovute precauzioni – che infine evaporano. Dunque, mentre all’esterno il rischio di contagio è direttamente correlato al contatto incauto con persone positive, in ambienti chiusi la possibilità di essere contagiati aumenta notevolmente ed è senz’altro opportuno prendere provvedimenti quanto prima, per sé e per gli altri (familiari, dipendenti, clienti, fornitori, ecc.).

La raccomandazione maggiore rimane quella di favorire il ricambio d’aria in tutti gli ambienti, ed è per questo che gli impianti di climatizzazione e di ventilazione meccanica in realtà favoriscono notevolmente il ricambio d’aria, garantendo al contempo una riduzione delle probabilità di trasmissione del virus negli ambienti in cui sono installati. Il pregio? Immettono all’interno aria pura e filtrata, prelevata dall’esterno degli edifici, dunque priva di qualsiasi virus (o batterio).

Vien da sé che, in questo contesto, buone norme prevedono di sostituire periodicamente i filtri ad alta efficienza degli impianti in modo da garantire una pulizia costante e una sicurezza continuativa dei locali, siano essi domestici oppure relativi a uffici, magazzini o altri ambienti commerciali e industriali.

Ultimo accorgimento, non meno importante: come suggerito dai protocolli AiCARR (associazione italiana del settore climatizzazione), non essendo l’aria esterna normalmente contaminata dal COVID-19 o altri virus, è altamente consigliabile tenere sempre accesi gli impianti di climatizzazione e ventilazione mantenendoli alla velocità nominale in modo da contribuire alla rimozione delle particelle sospese e al contenimento della loro deposizione sulle superfici. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a visionare il sito di AiCARR a questa pagina.

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NOTA: Le azioni correttive suggerite vanno attuate su impianti correttamente manutenuti e gestiti. Attualmente non ci sono evidenze in base alle quali risulti indispensabile provvedere a interventi straordinari di igienizzazione degli impianti. Qualora si volesse effettuare una sanificazione ti consigliamo di seguire sempre procedure ben definite e che esse siano eseguite da personale qualificato dotato di dispositivi di protezione individuale (DPI).

Tutti gli interventi di sanificazione non effettuati in modo corretto possono persino incrementare i rischi di diffusione.

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